A lanciare l’allarme è la Fiaso, la federazione delle aziende ospedaliere, che ha fatto i conti per il periodo gennaio-maggio

L’aspettavano in molti ed ora Quota 100 rischia di mandare in tilt alcuni settori. Ad approfittare della misura migliaia di medici, infermieri e altri operatori sanitari, da ospedali a pronto soccorso, seriamente a rischio le prestazioni.

A lanciare l’allarme, durante il tavolo di confronto sul Patto per la Salute, è la Fiaso, la federazione delle aziende ospedaliere, riunita in assemblea a Roma. «Quota 100 rischia di far aumentare del 24% i pensionamenti anticipati del personale sanitario – ha sottolineato il presidente Carlo Ripa di Meana – accentuando le criticità già esistenti e mettendo in discussione l’offerta assistenziale, al punto da porre le aziende sanitarie nella condizione di dover individuare soluzioni per scongiurare l’interruzione di pubblico servizio». Dai dati, frutto di un’indagine condotta dalla stessa Federazione su oltre il 50% delle aziende sanitarie pubbliche, è emerso un significativo aumento dei prepensionamenti in particolare tra gli amministrativi (+33%), gli operatori socio-sanitari (+26%) e gli infermieri (+20%), con una adesione rilevante a “Quota 100” anche dei medici (+16%).

I pensionamenti dovuti a «Quota 100» a maggio 2019 sono stati secondo la survey 5.325, di cui 682 medici, 1.009 infermieri, 352 operatori socio sanitari, 1.070 amministrativi, 2.212 altri, soprattutto tecnici. A questi si aggiungono i pensionamenti dovuti a Opzione donna, che sempre a maggio 2019 sono risultati 589, di cui 36 medici, 189 infermieri, 40 Operatori socio sanitari, 11 amministrativi, 243 altri. Il 30% dei pensionamenti del 2019, sottolineano gli esperti Fiaso è dovuto a Quota 100 e Opzione donna. «A fronte di questa situazione – precisa Ripa di Meana – Fiaso ha presentato al tavolo una serie di proposte. Nel breve riteniamo necessario l’aggiornamento del percorso di specializzazione, consentendo anche alle aziende sanitarie di stipulare direttamente ulteriori contratti rispetto a quelli banditi annualmente dalle Università. In secondo luogo, in caso di oggettiva impossibilità a garantire i servizi, abbiamo proposto la stipula di incarichi libero-professionali per i periodo strettamente necessario, ricorrendo a medici in quiescenza o abilitati alla professione anche se non ancora specializzati».

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