Davanti alla massiccia campagna condotta dall’attuale maggioranza di Governo sulla questione dei porti italiani, l’associazione Don Vincenzo Matrangolo di Acquaformosa, progetto ex SPRAR, oggi SIPROIMI, sente il dovere di fare chiarezza.
E’ nota a tutti la vicenda di questi giorni delle 49 persone presenti sulle navi della Sea Watch e della Sea Eye che per giorni hanno atteso l’autorizzazione per attraccare in un porto sicuro; gli appelli sono stati numerosissimi e molta parte della società civile si è mobilitata affinchè a quelle 49 persone, che evidentemente non erano su navi da crociera, fosse consentito di ricevere le necessarie cure mediche e i generi di prima necessità.
Il Governo si è trincerato dietro l’ormai tristemente noto “i porti italiani sono chiusi”.
Questa associazione già dall’estate scorsa ha espresso pieno appoggio alle ONG che operano nel Mediterraneo in soccorso dei migranti, dedicando a esse una delle giornate del Festival delle Migrazioni di agosto.
Ribadiamo oggi il nostro sostegno e intendiamo anche precisare che, se pure di indubbia efficacia mediatica, quanto sostenuto dal ministro Salvini non corrisponde al vero: a tutt’oggi non esiste alcun provvedimento amministrativo dei dicasteri competenti (Ministero dell’Interno e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) che dispone la chiusura dei porti italiani.

Una prima richiesta, informale, era stata già avanzata al Governo da diverse organizzazioni (tra cui ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Emergency, INTERSOS, Médecins du Monde Missione Italia, Medici Senza Frontiere e Oxfam) quando venne negato l’approdo nei porti italiani alla nave militare Diciotti e alle navi della ONG Proactiva Open Arms, rispettivamente a giugno e a luglio dello scorso anno. La richiesta di rendere pubblici i provvedimenti adottati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero dell’Interno e da ogni altra autorità coinvolta in merito al divieto di attracco e di sbarco nei confronti delle navi impegnate nei soccorsi, non ebbe alcun esito.
E non ebbe alcun esito per il semplice fatto che non esiste alcun provvedimento formale di chiusura dei porti italiani adottato dal Ministero dell’Interno e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

È quanto è emerso dalla richiesta, questa volta formale, avanzata dall’avv. Salvatore Fachile (Asgi) ai Ministeri. Nella risposta dello scorso 13 luglio, infatti, il Ministero delle Infrastrutture, in relazione alla vicenda della Nave Open Arms,specifica come “questa Amministrazione non detiene
alcuna circolare in merito alla chiusura dei porti.” Sulla stessa linea la risposta in merito alla Nave Diciotti. Infatti sulla Diciotti il Ministero risponde di non aver nessuna copia del provvedimento di divieto di ingresso della nave nel porto di Trapani.

Questo vuol dire che non esiste alcun impedimento, per le navi delle ONG che operano in soccorso dei migranti di attraccare nei porti italiani, visto che nessuno dei ministeri competenti ha adottato provvedimenti formali in tal senso; questo vuol dire che impedire l’approdo nei nostri porti come fa il ministro dell’interno, Matteo Salvini, viola la Convenzione di Ginevra, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il diritto internazionale del mare, la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nonché la nostra Costituzione.
Ci permettiamo di ricordare al nostro Ministro dell’Interno che per chiudere i porti italiani è necessario un apposito atto amministrativo, dato che chiudere i porti italiani non è come chiudere le porte di casa propria.

L’Associazione Don Vincenzo Matrangolo

 

Post correlati

WordPress Video Lightbox Plugin