L’abusivismo edilizio è un’autentica piaga del nostro Paese. Secondo il Cresme, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, produce più di 20mila case ogni anno. Una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere.
È un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico.
Non bisogna dimenticare poi che ad alimentare il fenomeno dell’abusivismo edilizio è anche la connivenza delle pubbliche amministrazioni con la criminalità organizzata, infatti, analizzando i decreti di scioglimento delle amministrazioni locali condizionate dalla mafia, emerge che una delle motivazioni più frequenti è proprio il diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase.

 
Ricordiamo che in Italia gli abbattimenti sono un obbligo previsto dalla legge, ma a quanto pare nella realtà sono poco più di una facoltà per i comuni. Così le demolizioni restano ferme al palo: secondo il dossier “Abbatti l’abuso” di legambiente, su 1804 comuni, sono 71.450 gli immobili colpiti da ordinanze di demolizione, ma più dell’80% sono ancora ben saldi alle fondamenta.
La Calabria si trova al secondo posto per le mancate demolizioni, solo il 6% delle ordinanze di demolizione di manufatti abusivi disposte a livello nazionale (il 3,9% del totale), viene eseguita. Legambiente Calabria, è scritto in una nota, “sa che timidi, ma importanti segnali nel ripristino della legalità si sono avuti: è il caso della demolizione di 20 villette a Capocolonna di Crotone, e dell’abbattimento ad Isola Capo Rizzuto, nell’Area marina protetta, di una costruzione abusiva di proprietà della cugina del boss Arena, ma ancora c’è tanto da fare in relazione agli abusivismi”. Secondo il rapporto Bes dell’Istat, nel 2015 l’abusivismo riguardava il 47,3% del patrimonio immobiliare al Sud e nel periodo 2005-2015 la Calabria risulta essere quindi la seconda regione con il 46,6% di edilizia illegale. Sempre al secondo posto la Calabria lo è come regione che non smette di costruire abusivamente con 478 reati.

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